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D. 29/09/2003 n. 78

3. Cave, depositi e siti di riqualificazione ambientale

3.1 Le attività di estrazione dei materiali litoidi, necessarie alla realizzazione dell'opera, saranno svolte in conformità alla normativa vigente, attraverso la predisposizione di specifici progetti di coltivazione e recupero

articolati nelle 3 diverse fasi di escavazione, riassetto e rinaturazione.

3.2 Per ciò che riguarda l'approvvigionamento di inerti in Liguria si dovrà stipulare una convenzione attuativa fra Regione, Provincia, Comuni, cavatori, soggetto aggiudicatore e realizzatori dell'Opera per l'attualizzazione delle previsioni relative all'approvvigionamento degli inerti nonchè agli stoccaggi per il recupero dei versanti. Vista l'importanza dell'accordo se ne raccomanda la tempestiva sottoscrizione, in modo da tenerne conto nelle attività di progettazione definitiva. I termini dell'accordo dovranno essere in linea con i costi previsti e con i fabbisogni necessari alle esigenze programmatiche.

3.3 In sede di progetto definitivo, si dovrà verificare la possibilità di limitare la cava CL2 alla parte non ricadente nell'area tutelata SIC IT 1331501 "Praglia - Pracaban - Monte Leco - P. Martin", in relazione alla necessità che il fabbisogno di inerti per la costruzione della galleria di valico prevista attraverso la finestra di Cravasco possa essere soddisfatto interamente dalla coltivazione di tale limitata parte di cava. Nel caso in cui ciò risulti tecnicamente impossibile, dovranno essere studiati i migliori accorgimenti per limitare al massimo l'interferenza della cava con l'area tutelata, sottoponendo il progetto definitivo alle valutazioni previste per le aree SIC. Allo scopo anzidetto, la prevista Convenzione attuativa da stipulare tra enti locali, cavatori, soggetto aggiudicatore/realizzatore dell'opera dovrà prevedere, tra l'altro, un'estrazione dalla parte di cava CL2 che non si estende nell'area SIC dei quantitativi necessari per la parte d'opera sottesa alla Finestra di Cravasco.

3.4 Il progetto definitivo, per il territorio piemontese, dovrà essere redatto tenendo conto della L.R. 30/1999, e dovrà contenere il Piano di reperimento degli inerti, già individuato in fase di progetto preliminare e modificato a seguito delle seguenti prescrizioni. Tale Piano dovrà contenere: - la previsione del bilancio dei materiali, comprensivo delle quantità da mettere in opera, di provenienza interna ai cantieri ed esterna nonchè dei volumi di smarino da mettere in discarica mineraria;

- la ottimizzazione del riutilizzo dello smarino; - la eventuale previsione di scavo in alveo; - l'indicazione dei quantitativi da alveo che evidenzi se sono alternativi o integrativi rispetto ai volumi individuati per le cave di prestito proposte.

3.5 Il progetto definitivo dovrà tenere conto della necessità di provvedere al riempimento, fino a piano campagna originario, delle tre cave di prestito previste nel progetto preliminare utilizzando materiali da smarino non inquinati ed inoltre dovrà approfondire la posizione ammini- strativa per i siti di ex-cava, proposti per il conferimento dei materiali di smarino.

3.6 L'area di deposito La Costa in prossimità della finestra Rigoroso deve essere eliminata prevedendosi l'utilizzazione del materiale proveniente dalla finestra Rigoroso, che nel progetto preliminare era destinato a detto deposito, per la riqualificazione ambientale dei siti di pianura individuati nelle integrazioni dello studio di Impatto Ambientale.

3.7 In sede di progettazione definitiva dovrà essere approfondita la possibilità del massimo riutilizzo delle terre di scavo sia come inerti, sia come materiali per il recupero di aree degratate e/o per ritombamenti di cava mediante interventi di rimodellazione ambientale del territorio interessato, prevedendosi che le medesime aree vengano, ove possibile, destinate ad una funzione sociale o produttiva.

3.8 Per quanto attiene l'accumulo di smarino presso la finestra di Cravasco, posto che il progetto preliminare già definisce sia in termini di sicurezza che di impatto paesaggistico le caratteristiche tecniche del deposito del Rio Verde, tali tematiche dovranno essere approfondite in sede di progettazione definitiva. Per quanto concerne la collocazione di un bacino di laminazione sul Rio Verde, gli aspetti idraulici connessi con il regime di deflusso delle acque del Rio dovranno essere oggetto di approfondita analisi nel corso del progetto definitivo, compatibilmente con la necessità di assicurare la sistemazione dell'intero quantitativo di materiale proveniente dalla Finestra Cravasco.

3.9 Si dovrà valutare, in sede di progettazione definitiva, la collocazione nel sito dell'ex-cava Cementir di un ulteriore quantitativo fino a 200.000 300.000 m3 di materiale proveniente dalla finestra di Castagnola. In sede di progettazione definitiva si dovrà studiare in dettaglio un intervento di recupero e riqualificazione ambientale della ex cava, comprensivo di un piccolo bacino di biofiltrazione avente funzione di vasca di decantazione, nonchè di parziale trattamento delle acque di scolo.

3.10 Si prescrive di non utilizzare la Cava denominata Imperatore e di non prevedere attività di disalveo del Torrente Scrivia. In fase di progettazione definitiva, si studierà come fare fronte alle esigenze di approvvigionamento degli inerti, ricorrendo ai siti estrattivi di riserva e/o ottimizzando lo sfruttamento delle cave apri-chiudi, ed in particolare di quelle di S. Guglielmo C(AC)P1 e C(AC)P2.

3.11 Dovranno essere valutate, in sede di progettazione definitiva, le possibili interferenze della cava apri e chiudi San Guglielmo 2 con la fascia A del torrente Scrivia, nonchè le misure per impedire, in fase di cantiere e di approntamento della strada a servizio di tale cava, il danneggiamento dell'esistente filare monumentale di pioppi.

3.12 Con riferimento ai previsti stoccaggi di materiali in fascia A e B del P.A.I. in fase di progettazione definitiva dovranno essere svolti, in fase di progetto definitivo, studi che dimostrino che l'intervento non modifica l'assetto morfologico e idraulico, secondo quanto previsto dagli artt. 29 e 30 delle Norme di attuazione del P.A.I.

4. Corsi d'acqua

4.1 Per evitare criticità di natura idraulica ed idrogeologica, in fase di progetto definitivo dovranno essere svolti approfondimenti di carattere idraulico per ogni opera prevista da attuarsi in conformità ai disposti ed alle indicazioni tecniche desunte dai Piani di Bacino stralcio approvati; a tal fine si raccomanda un fattivo e costante rapporto con gli Uffici provinciali competenti sia per la fase di progettazione definitiva degli interventi, che in corso d'opera.

4.2 Gli interventi di risagomatura dei rii e dei torrenti dovranno essere studiati e progettati, in sede di progettazione definitiva, in coerenza con il regime idraulico esistente ma dovranno essere limitati alle tratte interessate dai lavori di riqualifica della strada.

4.3 In fase di progettazione definitiva, dovranno essere adottate tecniche di ingegneria naturalistica per evitare l'artificializzazione delle sponde dei corsi d'acqua.

4.4 Le opere di sistemazione idraulica od idrogeologica, per le quali si prevede la successiva consegna in carico agli Enti locali, dovranno essere preventivamente poste all'esame degli stessi al fine di verificare l'entità e modalità degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria connessi con le opere stesse.

4.5 In sede di progettazione definitiva, si dovranno effettuare studi idraulici più approfonditi, rispetto a quelli di progetto preliminare, in ipotesi di moto pernlanente, per un tratto significativo, con riferimento ad eventi di piena con tempi di ritorno duecentennale, volti ad evitare criticità di natura idraulica ed idrogeologica.

4.6 Per il rio Molinassi al termine dei lavori dovrà essere ripristinata la condizione originaria dei luoghi, compatibilmente con il contesto ecologico di riferimento e pertanto tale problematica dovrà essere approfondita in fase di progetto definitivo, anche in relazione ai problemi di sicurezza relativi alla galleria di valico.

4.7 Il progetto definitivo dovrà fornire le necessarie indicazioni in merito al rio in fregio alla SP 163 che verrebbe interessato dai lavori di allargamento della sede viaria e dovrà essere analizzata l'interferenza delle opere di sistemazione al piede della frana "Carbonasca" con il Torrente Carbonasca.

4.8 Per gli adeguamenti e rifacimenti degli attraversamenti (T. Lemme, T Neirone), le verifiche idrauliche dovranno essere condotte in allineamento alla direttiva 4 del PAI richiamata in precedenza, analizzando i dissesti areali individuati dal PAI stesso e dai Piani Regolatori Comunali, se i relativi quadri del dissesto risultano già condivisi dalla Regione.

4.9 Dovranno essere studiate le misure di contenimento degli impatti sull'ecosistema del torrente Lemme in corrispondenza dei lavori di costruzione del nuovo ponte sulla SP160 in località Maddalena di Gavi, quali la riduzione allo stretto indispensabile della fascia di ingombro in fase di cantiere utilizzando la stessa per le piste di cantiere, l'esecuzione dei tagli alla vegetazione strettamente necessari all'apertura del varco, la realizzazione dei lavori in periodi di magra, la deviazione dei filoni principali della corrente per impedire intorbidamenti e contaminazioni delle acque, la conservazione della morfologia naturale dell'alveo e delle sponde, il recupero con tecniche di ingegneria naturalistica delle aree interferite dal cantiere.

4.10 Per il tratto interessante il bacino del torrente Chiaravagna, in fase di progetto definitivo, dovrà essere sviluppato uno studio finalizzato alla verifica delle ripercussioni degli interventi della viabilità sul comportamento statico dei manufatti. Per quanto riguarda le opere in sottosuolo dovrà essere approfondito l'aspetto legato alla presenza di faglie e/o fratture.

4.11 In sede di progettazione definitiva, al fine di tutelare le aree umide, dovranno essere indicate le opportune misure da adottare per evitare scarichi di qualsiasi tipo di materiale dentro corsi d'acqua, laghetti e sponde.

5. Acque

5.1 Il progetto definitivo dovrà essere sviluppato individuando e caratterizzando i vari acquiferi interferenti con l'opera, con particolare riguardo alle sorgenti di monte Zuccaro e Borlasca, attraverso indagini geologiche e geognostiche anche di profilo geofisico, adottando ove possibile tutti gli accorgimenti idonei ad evitare in fase di scavo e nelle successive fasi abbassamenti della falda con conseguenti impatti sull'ambiente esterno. In sede di progetto definitivo dovrà essere approfondita la natura e l'entità del rischio di impoverimento delle portate del rio Barca, affluente di destra Lemrne nei pressi di Voltaggio, derivante dai lavori di scavo del tunnel principale. In sede di progetto definitivo dovrà, altresì, provvedersi alla predisposizione di un piano di approvvigionamento idrico alternativo, nonchè alla concreta predisposizione delle misure di approvvigionamento alternativo (acquedotti), per i casi in cui il progetto preliminare ha già indicato l'alta probabilità che si verifichi un depauperamento delle fonti e per la quale è da ritenere insito il carattere dell'eccezionalità di cui all'art. 1 della L. n. 36/94 richiamata dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, ciò nei limiti di spesa preventivati di 15,30 milioni di E. Per quanto riguarda le acque drenate in galleria, si dovrà privilegiare la destinazione delle stesse al riuso a seguito dei necessari controlli qualitativi.

5.2 Per le eventuali venute d'acqua significative e persistenti che dovessero essere intercettate in corso d'opera, dovranno esser previsti sul versante piemontese sistemi di captazione e convogliamento, mediante idonee opere di collettamento all'esterno, destinandosi tali acque al riuso a seguito dei necessari controlli qualitativi. A tal fine, in fase di sviluppo del progetto definitivo, dovrà essere sviluppato un esame particolareggiato delle infrastrutture afferenti al servizio idrico integrato.

 

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